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venerdì, maggio 16, 2008


In California è stato deciso che la legge che proibisce i matrimoni tra persone dello stesso sesso è anticostituzionale! Apre dunque le porte ai matrimoni gay in California, che andrebbe ad aggiungersi al Massachussets.
Che dite? All'età delle due signorine nella foto riusciremo anche noi a sposarci?
Luca

postato da le_fate | 11:14 | commenti (2)
categorie: famiglie, diritti glbt

sabato, maggio 10, 2008

Avrei molta voglia di scrivere di Verona, dei Gay Lib, di Imma Battaglia, di Alemanno... ma forse, in questo momento, è più utile partire dalle esperienze più dirette e personali. Può essere un antidoto alla depressione che i nomi sopracitati mi fanno venire.

Una sera si torna a casa dopo una bella serata a teatro. Due professionisti italiani di mezza età, benestanti e pasciuti se la sono spassata spendendo in una serata - intendiamoci: mica soldi reali, stiamo parlando di denaro che proviene in buona parte dai debiti che si contraggono ogni giorno non pagando le bollette del condominio da oltre due anni, con i mutui e i fidi bancari - quasi cento euro tra cena e spettacolo, benzina e birretta.

A casa trovano il proprio bimbo ancora piccolo ben addormentato, nutrito e lavato. Sul letto ci sono pile di vestiti puliti e stirati. La casa è uno specchio, i piatti rigovernati. Anche il biberon con cui è stato dato il latte è già pulito. Sul tavolo è stesa la giacca di un pigiama dove è stato riattaccato un bottone ed è stato fatto un rammendo: nel complesso il risultato sfiora il lavoro di alta sartoria.
Chi ha fatto tutto ciò? Ma ovviamente la tata-colf-sarta-domestica-cuoca-lavandaia filippina. Che, nella fattispecie, oltre a saper fare, e molto bene, tutto ciò di cui sopra, ha 31 anni, sconosce oltre alla sua lingua madre anche l'inglese ed un po' di spagnolo, è medico dentista laureata e nel suo paese oltre a non aver potuto esercitare la sua professione per ragioni economiche (la licenza costava troppo), è anche ragazza madre. La sua bambina ha poco meno dell'età del bimbo che ora dorme nel lettino IKEA: sta nelle Filippine con il nonno perchè la madre e la nonna sono qui a lavorare. La mamma l'ha vista per due mesi quest'estate e probabilmente la rivedrà tra due anni.
Ma almeno la mantiene. Anche con i mei soldi. I soldi guadagnati con le carezze e l'accudimento di un altro bambino di tre anni non suo.
Una cifra tra i cinque e i sei euro l'ora. E le è andata bene perchè sono una persona onesta di mio e in più lavoro nel campo e quindi le ho pure fatto il contratto così si può rinnovare il permesso di soggiorno - attesa media: 9-10 mesi - e può accantonare contributi che non potrà mai riscattare se decide di tornare a casa sua. E il mio compagno, adesso che siamo rientrati, la riaccompagnerà in macchina a casa anche se lei vorrebbe prendere il bus notturno.
La donna in questione vive con la madre in una casa con altre persone un bel pò lontano da casa mia e la mattina, ovviamente, svolge analogo lavoro per altre ore in un'altra casa all'altro sprofondo di Roma. Suppongo che paghi anche la tessera ATAC (io giro da oltre tre mesi con l'abbonamento annuale scaduto: ma in almeno 10 controlli non mi hanno mai detto nulla: sugli autobus c'è sempre qualche immigrato senza biglietto da trattenere per un po' con le domande più improbabili e da far scendere per pagare la multa. Io, per ora, ho un aspetto da donna italiana piuttosto pulito e rassicurante e nessuno mi rompe. Del resto, che volete, se avessi rinnovato la tessera non mi sarei potuta permettere il teatro e la cena).

Non so a voi, ma a me se rileggo questo post saltano all'occhio una serie incredibile di assurdità, contraddizioni, paradossi, insanità. E' come se vedessi intere frasi che si evidenziano in giallo fosforescente, facendo emergere tutto il senso di un mondo che non funziona come dovrebbe.
E il bello è che potrei andare avanti per mille post.
Ah, la tata-colf-ecc. ha anche fatto un regalo (una camicia Original Marines) al mio bambino per il suo compleanno. E oggi ha deciso - di sua iniziativa - di pulire il mio giardino pavimentato con la varechina perchè domani sa che ci sarà la festa con tante persone e bimbi. Circa 60 mq.
E' chiaro a tutti che il mondo non appartiene a lei come non appartiene ai disperati della Birmania che faticano sotto l'uragano per salvare le poche cose che hanno o alle donne del Sudan che ogni giorno sfidano stupri ed omicidi per prendere l'acqua - distante chilometri - per i propri figli. Comunque ciò non mi impedisce - e, badate, non è buonismo il mio: riconosco perfettamente i miei meriti come i limiti degli altri. Faccio una mera constatazione di fatti oggettivi - di pensare che io non ho la metà delle sue risorse emotive, della sua forza fisica, delle sue competenze e quindi è lei la razza superiore.

Debbie

postato da le_fate | 00:04 | commenti (4)
categorie: le fate, emigrazione

giovedì, maggio 08, 2008

Gianni Alemanno a pochi giorni dall’insediamento se n’è uscito subito a cazzo sul Gay Pride. E meno male, perché a sentirlo fare l’uomo polically correct non ce l’avrei fatta. Onesto (abbastanza almeno, dicesse quello che veramente gli frulla per il cervellino, forse sarebbe troppo anche per uno duro e puro come lui), ha detto quello che credeva, bollando il Pride come un “fatto di esibizionismo sessuale”.
Il giorno dopo, Cristiana Alicata, militante del PD e sempre in prima linea per le battaglie GLBT, gli scrive una lettera molto conciliante. Forse troppo. Lo invita al Pride, lo invita a constatare che la quasi totalità dei partecipanti non ha piume e lustrini (in un commento sul suo blog dirà poi che questi rappresentano solo l’1%), ma i vestiti che indossa ogni giorno. Che i media remano contro il Pride riprendendo solo le situazioni più variopinte. E a tal proposito sottolinea la richiesta fatta da Aurelio Mancuso, presidente di ArciGay, ai partecipanti al Pride di andare con i vestiti del proprio mestiere.
Ora, posso anche essere d’accordo su molti punti: i media vanno solo in cerca dello scoop e spesso fanno solo danni, le piume e i lustrini sono una minoranza, magari un po’ di più dell’1%, ma sempre minoranza sono e certo non rappresentano l’intero universo GLBT.

Qual è allora il problema? Cos’è che non mi piace di questo discorso?

Non mi piace che, bene o male, si punti l’indice contro chi vuole festeggiare con tacchi e paillettes, con chi si sente bene con rossetto e parrucca. Perché se anche l’immagine di una trans o di un travestito può disturbare il “padre di famiglia” (se non è in un contesto da Bagaglino), quell’uomo sta lì insieme a tutti gli altri con la sua dignità a lottare per i diritti di tutti, a festeggiare questa data, il 28 giugno, che è di tutti noi (e, ricordiamolo, alle trans e ai travestiti di New York va tutto il nostro riconoscimento; non saremmo dove siamo ora senza la loro rivolta di Stonewall). E non mi interessa se è una trans, un crossdresser o uno che vuole solamente quel giorno festeggiare con un boa di struzzo. Ricordo un Pride anni fa quando il discorso dal palco più politico, forte e vero fu quello di Vladimir Luxuria. Vestito da torta!
E ancora parlo di festa; perché il Pride è sì una manifestazione politica, è sì una ricorrenza importante per il popolo GLBT, ma è anche una festa, di colori, suoni, sorrisi e lacrime di gioia. E’ un momento per dire: “Volete relegarmi nell’angolo, al buio, volete farmi sentire sbagliato, uno scherzo della natura, se non un’aberrazione. Ma io sono così come mi vedete e sono qui, con coraggio, onestà e trasparenza”. Molto più coraggio di chi invece riesce a stare nella folla solo nascondendosi da “normale” ed evitando accuratamente ogni telecamera.
L’unico problema è la stampa e la sua poca correttezza, non i partecipanti al Pride.
L’idea di Mancuso inoltre è vecchia di anni, quando molti sfilarono con cartelli indicanti il proprio mestiere “Io sono il tuo idraulico”, “Io sono il tuo commercialista” e così via; ma se l’idea dei cartelli era buona, ci vuole un attimo a tornare all’idea stantia dell’ArciGay di mostrarsi tutti “normali”, in giacca e cravatta, “presentabili”, soprattutto verso un governo di destra come quello attuale. Noi non siamo tutti così, non dobbiamo mostrarci nella nostra (finta) veste migliore, ma essere ciò che siamo senza vergogna. Fin quando si sta nei limiti della legge, ognuno può e deve partecipare al Pride come vuole, con la cravatta o la minigonna, la ventiquattr’ore o il boa, il cappello o la coroncina.
Se non vogliamo essere giudicati, non dobbiamo giudicare noi per primi, ma lottare insieme, facendoci carico tutti insieme di ogni problema e godendo sempre insieme di ogni vittoria.
Luca

postato da le_fate | 18:55 | commenti (19)
categorie: politica, televisione, giornalismo, diritti glbt


E' davvero il paese delle opportunità . Pari. Basta avere un bel culo e due tette simmetriche. Non serve altro per fare il ministro, appunto, delle pari opportunità. E poi si dice che in Italia non si fa carriera. Non è vero. E non servono nè percorsi politici nè studi internazionali. Basta avanzare a colpi di vagina. Immagino che ora alla Gregoraci sarà data, grazie alla sua professionalità, il ministero dei trasporti: con quelle gambe!
Comunque mi sento tranquillo. Con una come la Carfagna alle pari opportunità, le sue colleghe di strada dovrebbero avere piena tutela e comprensione. Diventeremo tutti viados? In fin dei conti non è la prima a darla per la carriera. Capostipite la Pivetti che ora è tornata nel suo ambiente naturale.
Non è importante. Tanto il ministero della giustizia è stato definitivamente affossato nominando un avvocatino di 37 anni che fa tanta tenerezza. Mi viene in mente che i miei amici a 39 sono ancora a fare i garzoni degli studi legali più importanti anche se usciti a pieni voti e lui invece, senza neanche aver mai fatto nessuna esperienza politica ora fa il ministro della giustizia.
La cosa più divertente? Gli italiani grazie al lavaggio del cervello mediatico sono convinti che la casta e l'incompetenza erano caratteristiche del governo Prodi. E manco si sono accorti che cosa gli si combina sotto gli occhi.
Fitto, pluri indagato come governatore della Puglia, è finito ministro agli affari regionali. Basta questo per accontentare i puri e duri della anti casta?
La Brambilla è vice ministro della Salute. Chissà come cicca sapendo che le tette della Carfagna sono passate avanti le sue.
Ora la parola d'ordine nei media è: tutto va bene tutto è sereno. E tra 6 mesi saremo talmente rincretiniti che ci crederemo tutti.
giorgio

postato da le_fate | 10:09 | commenti (3)
categorie: politica

mercoledì, maggio 07, 2008

Giuliano Ferrara ieri dalle pagine del Foglio aveva contestato l'articolo del Corriere e le Famiglie Arcobaleno, travisando (come sempre fa; l'ha fatto anche per "Juno", prendendolo ad esempio per la sua campagna anti-aborto) anche le parole del povero Federico. La risposta dell'associazione Famiglie Arcobaleno non si è fatta aspettare:

"Caro Ferrara,
vorremmo precisare alcuni punti toccati nell’editoriale "Due mamme meglio di una?", commento ad un articolo del Corriere della Sera che vede coinvolta la nostra associazione.
Siamo consapevoli che si tratta di situazioni ancora poco conosciute, su cui grava un pregiudizio sociale e sulle quali volendo è facile alimentare malintesi o al limite motteggiare; non ci stupisce quindi che in alcuni casi sia necessario puntualizzare.

Leggiamo che si chiedono “uguali diritti, all’elemento della coppia omosessuale che non ha avuto parte nella generazione”. Questo è falso: nelle coppie per le quali chiediamo diritti entrambi i componenti hanno avuto un ruolo fondamentale nella generazione; ruoli diversi ma ugualmente importanti. I bambini di queste coppie non sarebbero mai nati senza l’incontro e la perseveranza di quelle due donne, o di quei due uomini, che insieme li hanno fortemente desiderati e messi al mondo.
Che poi si sia fatto ricorso all’inseminazione assistita è un altro ordine di discorso che riguarda peraltro anche un grande numero di coppie eterosessuali.
O vogliamo forse considerare maternità e paternità concetti così superficiali da ridursi solo all’utilizzo di gameti?

Per quanto riguarda gli studi fatti all’estero di cui leggiamo “sono studi commissionati appositamente per dimostrare che non ci sono problemi” uno dei documenti più importanti è stato firmato dall’American Academy of Pediatrics (AAP, Technical Report: Coparent or Second-Parent Adoption by Same-Sex Parents , Pediatrics, vol 109, n 2 Febbraio 2002). autorevole ente nato nel 1930, che riunisce 60.000 pediatri americani e che non ha alcun interesse a dimostrare l’una o l’altra cosa.
E poi, possiamo veramente arrivare al paradosso di pensare che non esiste alcuna scienza ma solo opinioni?

Ci sembra infine che lei non abbia letto l’articolo del Corriere, infatti in nessun punto vi è scritto che crescere con genitori omosessuali sia meglio che crescere in una famiglia con due genitori biologici, o addirittura che “i bimbi con due papà o due mamme sono molto ma molto più felici-realizzati-tolleranti dei poveracci che si ritrovano un padre e una madre”. Una realtà non esclude certo l’altra.
Quello che però sappiamo è che bambini cresciuti con due genitori dello stesso sesso hanno la stessa possibilità di realizzazione e felicità di quelli in una analoga situazione ma con genitori di sesso diverso. Sembrerebbe infatti che ciò che conta in una famiglia è più la natura e la qualità delle relazioni che non la sua forma.
Per il resto ipotecare il futuro non si può, e come sanno tutti quelli che hanno figli si fa il meglio e si spera per il meglio, facendo convivere ogni giorno gioie e preoccupazioni. Etero o omosessuali alla fine non cambia molto.
Questo è ciò che abbiamo scoperto nella vita di ogni giorno.

Se poi a qualcuno interessa aprire una riflessione su questo tema, siamo qui; se si tratta di soffiare sul fuoco del pregiudizio non possiamo che prenderne atto e dispiacerci.
A non volersi capire ci si riesce sempre.
Cordiali saluti

Famiglie Arcobaleno
Associazione Genitori Omosessuali
www.famigliearcobaleno.org"

Luca

martedì, maggio 06, 2008

C'era da aspettarselo: in questi giorni si parla molto di omogenitorialità dopo l'incontro delle Famiglie Arcobaleno avvenuto a Prato. Domenica la puntata di "Tatami!", ieri il focus di due pagine sul "Corriere della sera", giovedì prossimo alle 14 anche all'"Italia sul 2" (un in bocca al lupo ai partecipanti, visto il conduttore e un esponente del Moige tra gli ospiti!).
Dopo tutto questo parlare, Giuliano Ferrara che non perde mai occasione di chiudere il becco e che si deve rifare della sonora trombata che ha ricevuto alle scorse elezioni (il fatto che anche la Chiesa non gli era stata così vicino nella lotta avrebbe dovuto insospettirlo) anche stavolta ha straparlato dalle pagine del suo giornalaccio. Questo quanto scrive (si riferisce anche a quest'articolo):

"DUE MAMME MEGLIO DI UNA?
Lo spot del Corriere per il riconoscimento giuridico dell'omoparentalità

Figli dei gay, 100 mila in Italia", annuncia il Corriere della Sera in due pagine dedicate all'"omoparentalità" negata nella retrograda Italia. A essere in discussione non è il diritto di far figli da parte di chiunque. Gli omosessuali i figli li hanno sempre avuti, con qualcuno dell'altro sesso, magari ridotto a fornitore di gameti. Il problema all'ordine del giorno è riconoscere la "genitorialità" (siete pregati di cancellare "maternità" e "paternità"), dunque uguali diritti, all'elemento della coppia omosessuale che non ha avuto parte nella generazione.
Il Corriere ci informa poi che i bambini con "due mamme" e "due papà" sono molto ma molto più felici - realizzati - tolleranti dei poveracci che si trovano un padre e una madre: "decine e decine di studi, fatti all'estero, dimostrano che non ci sono problemi". Anche perchè, come ha dimostrato Yves Lacroix ("In Principio la differenza", Vita e Pensiero) sono studi commissionati precisamente allo scopo di dimostrare che non ci sono problemi.
E giù testimonianze, lamentele, appelli, tutto a cura delle Famiglie Arcobaleno, impegnate a spiegare che la genealogia reale (una donna un uomo) è un arcaismo di cui fare a meno. Ma la realtà, come sempre, si ribella.
Federico, 8 anni, racconta che dalla prima elementare i compagni di classe gli chiedono "perchè ho due mamme, se prima avevo anche un papà che poi si è diviso. Io gli dico che ho due mamme da quando sono nato". Ma loro non capiscono e "me lo richiedono ancora e ancora".
Vi ricordate "i vestiti nuovi dell'imperatore"? La finzione è nuda, anche se la chiamano "omoparentalità"."

Che dire? Leggetevi anche i due articoli incriminati e lo scritto di Ferrara si commenta da solo. Quando ci libereremo di personaggi simili?
Per fortuna che c'è anche tanta gente in Italia che magari non parla in tv e non scrive sui giornali, ma che la testa e il cuore li usano molto di più. All'associazione Famiglie Arcobaleno da ieri arrivano tante mail e telefonate, richieste di interviste e complimenti di gente comune. Come la mail che riporto di seguito e che ci fa sperare in questi tempi non proprio luminosi:

"Buongiorno, 
vorrei soltanto esprimervi la mia solidarietà. Sono una donna eterosessuale e ho un bambino con il mio compagno, ma sono addolorata tutte le volte che fra parenti e amici si parla del tema "figli di coppie omosessuali" e vedo quanti pregiudizi esistono tuttora su questo tema. (Purtroppo la mia tolleranza a volte viene interpretata come un laissez-faire eccessivo, piuttosto che come una scelta consapevole e convinta). Quello che sottolineo del solito in questi casi è che i figli di coppie omosessuali sono sempre desiderati e che sicuramente è molto meglio crescere in una famiglia con genitori che ti vogliono bene e che in più hanno riflettuto molto sia su se stessi che sui rapporti interpersonali - e poi poter avere dei problemi con la società circostante -, piuttosto che magari essere un figlio "capitato" nel momento sbagliato e mai realmente accettato ed amato, ma conforme alle norme sociali. 
Comunque credo che la mentalità stia lentamente cambiando anche in Italia. 
Un grosso in bocca al lupo! 
G."

Luca 


Dopo un viaggio bellissimo, fatto di spazio, di vento, di colori, torniamo a Roma.
Ci vengono a prendere i miei genitori, è mattina presto. Noi siamo sveglie da circa 24 ore, e tutto è ovattato, galleggiamo in una sorta di irrealtà. La sensazione si fa sempre più inquietante nel tragitto in macchina. In questi 10 giorni abbiamo guidato per quasi 3000 favolosi km su strade vuote, ora percorriamo imbottigliati nel traffico i 30 km da Fiumicino al Fleming, in sottofondo lo sfogo di mia madre, faticosamente trattenuto durante la nostra assenza, che ci descrive lo smembramento del suo posto di lavoro (gabinetto dell'ex sindaco), l'attesa altalenante di conoscere la propria nuova destinazione, in balia delle ripicche di personaggi fino a ieri marginali che si affrettano ad abusare di piccoli e grandi vuoti di potere, prima che vengano riempiti da nuove figure, cercando un riscatto a vecchi rancori. Ci racconta il suo disagio nel ritrovarsi, dopo i risultati elettorali, in una piazza del Campidoglio piena di “brutte facce”. Mio padre rimane chiuso in un cupo mutismo. Arriviamo in città, le strade sono tappezzate da manifesti che ringraziano. E' ora di colazione, ci fermiamo da Euclide a Vigna Stelluti. Una volta ci venivamo per il gelato di crema e il Pangianduia, io ci facevo spesso colazione con la mia prima fidanzata prima di andare a scuola, mille anni fa. Mio padre conosceva il direttore, quando entra ancora lo salutano e a lui fa piacere. Nel parcheggiare, evitiamo a stento di essere tamponati da una BMW fiammante guidata da un ventenne. “Che faccia da cazzo!”, mio padre ha ancora l’uso della parola. Alcuni anziani seduti ai tavolini. Le conversazioni vertono sulla difficoltà di vestirsi quella mattina: lana o cotone? Non si sa proprio cosa mettersi di questi tempi. Al bancone giovani signore in tenuta da palestra. Bisogna pur trovare un modo di far passare questo lunedì mattina, con i negozi chiusi. Sui muri intorno al bar sono affissi dei manifesti con disegni anni ‘50, che esortano alla difesa della patria e della famiglia.
Ci sembra davvero di arrivare da un altro mondo.
Tornare in una città che si è consegnata alla destra per delusione, per incoscienza, per mancanza di alternative, senza aver condiviso il rituale mediatico che accompagnava questo passaggio è alienante. Mi accorgo che la realtà di Roma governata dalla destra mi angoscia e mi ferisce più profondamente di quella nazionale. Mi tocca direttamente, tocca le abitudini della mia famiglia, tocca la mia città, il mio spazio, i miei posti, l’ambiente in cui cerco di essere me stessa.
A San Francisco abbiamo scherzato con un simpatico pittore messicano, che ci prendeva in giro sulle elezioni in Italia. A Santa Cruz abbiamo guardato il tramonto in un bar con i tavolini fuori, sedute in mezzo a ragazzi che studiavano, colorati e di una bellezza commovente. Mentre andavamo via ne arrivava uno, scalzo e con i capelli lunghi, che ci ha salutato sorridendo. Spesso ci salutavano anche le signore per strada.
Certo l’America non si riassume in queste due immagini, né nelle mille altre che ci siamo portate indietro. Ma viaggiare ci fa accorgere, toccare e poi ricordare che fuori di qui c’è un mondo, grande, vario, contraddittorio e bellissimo. Saremo capaci di riportare parte di questa vitalità e di questa bellezza anche qua, dove tutto sembra chiuso, impermeabile, fermo, anzi, in movimento, ma all’indietro?
 
Viola
 
postato da le_fate | 15:29 | commenti (2)
categorie: le fate


Suvvia, confessiamolo …. un po’ tutti, in questi ultimi tempi, abbiamo pensato di emigrare in Spagna.
C’è chi ci va sul serio, chi ha smesso di pensarci. E chi come me, dice sempre che non lo farà mai, ma nel frattempo si prepara.
Come mi preparo? Ovviamente ho iniziato a studiare lo spagnolo!
Da alcuni mesi sono una volenterosa studentessa del corso organizzato dal Mieli. Purtroppo, però, fra un paio di settimane la classe chiuderà i battenti.
Ed eccomi qui, con l’infarinatura del saper chiedere informazioni e della accettabile conoscenza della coniugazione del presente indicativo. Ma posso emigrare così, senza riuscire ad inserire né un participio passato e neppure un futuro nei miei discorsi?
Ed allora, l’unica soluzione è affrontare la onerosa spesa (ben €. 51.60 /mese) del nuovo corso in edicola.
Bienvenido al español è un corso multimediale, nel quale il compito di inserirci nella conversazione è affidato ad una “sit-com”. Paul, un ragazzo olandese, va a vivere a Madrid in un appartamento dove già risiedono Pablo, Eva e Ana. Ed oltre a Cecilia (che è l’insegnante di spagnolo di Paul) nella sit sembra esserci posto anche per altri personaggi, che cercano di rendere anche più accattivante la storia ed i loro dialoghi.
Nel secondo dvd (uscito ieri) appare Alejandro, che è il ragazzo che consegna a casa pizza y bocadillos, e tramite la webcam, lascia un messaggio.
Suvvia, confessiamolo …. molti di quelli che in questi ultimi tempi hanno pensato di emigrare in Spagna, sono gay!
E allora cosa hanno escogitato gli ideatori del corso?
Il messaggio di Alejandro è una dichiarazione d’amore per Pablo!
Al momento il messaggio è stato visto unicamente da Cecilia e Paul ed il loro commento è stato solamente “ Sembra innamoratissimo!”.
Per conoscere la reazione di Pablo, bisognerà attendere la prossima settimana ed il nuovo dvd.
Che cosa non si fa per vendere!

Roberta

postato da le_fate | 12:14 | commenti (9)
categorie: spagnolo, emigrazione

mercoledì, aprile 30, 2008

Questo è un’articolo che è apparso su Metro news di oggi.

Faccio outing: sono un’elettrice di centro-sinistra del Nord. …E ora stanca di pensare che in questo Paese vincano sempre i cattivi e i buoni siano condannati ad essere una nicchia patetica e incompresa. Vorrei mettermi in discussione, abbandonare il mio snobismo e confrontarmi con i miei concittadini forse più lungimiranti.
Mi sforzerò quindi di capire come mai in un’Italia che tutti, destra e sinistra, hanno dipinto come devastata dal senso di precarietà, il premio sia andato alla Lega che con un suo ministro ha dato il nome alla legge Maroni, che la precarietà l’ha istituita appunto per legge, e su cui persino il ministro dell’Economia in pectore Tremonti ha ora dei dubbi.

Cercherò, sinceramente, di capire perché il vecchio rappresentato da Berlusconi, da Bossi e da Alemanno (tutti in pista da 15 anni in governi, sottogoverni, consigli di amministrazione, municipalizzate, Asl…) non è “casta” mentre lo è l’altro vecchio con la faccia di Veltroni e Rutelli (anche lì governi e sottogoverni, municipalizzate, Asl…).
Proverò ad innamorarmi di questa nuova parola magica, “protezione”: chi ha vinto ha risposto al bisogno di “protezione”, annidato nei quartieri di Roma, secondo le statistiche tra le città più sicure d’Europa, (nota : negli ultimi sei mesi del 2007 si sono registrati a Roma e provincia 20.000 reati in meno in meno rispetto ai 6 mesi precedenti!) ma anche nei ricchi distretti industriali del Nord, una delle aree più floride, anagraficamente più vecchie e meno prolifiche d’Europa, e perciò del mondo. Quindi forte. Eppure si sente debole. Proverò a credere che il totem “sicurezza” non serva solo da esorcismo contro le incertezze del mondo “globalizzato”, che ci porta in casa prodotti e mano d’opera a basso costo ma anche facce nuove, più giovani e voraci, buone e cattive.
Mi sforzerò di pensare che non sia un segno di declino e di chiusura nei confronti di un mondo che cambia e sposta fatalmente i suoi centri nevralgici altrove, ma solo un segnale di legittima difesa. E che difendersi, a tutti i costi, sia giusto.
Paola Rizzi, giornalista

 

Vorrei comprendere anch’io le cose che vorrebbe capire la signora Rizzi.

Però non proverò neppure a sforzarmi di pensare che difendersi a tutti i costi sia giusto, tanto non ci riuscirei.
Roberta


postato da le_fate | 13:19 | commenti (2)
categorie: politica, sicurezza

martedì, aprile 29, 2008

Ho scoperto a tarda età di essere un uomo di sinistra. Dove per sinistra intendo quell'insieme di progressismo, laicità, giustizia sociale. Di uso del metodo democratico per risolvere i problemi sociali. Ho scoperto, sempre a tarda età, che se non vivessi in Italia forse non sarei di sinistra. Perchè in Francia per esempio è la destra a rivendicare il primato della laicità dello stato, mentre la sinistra lotta per la giustizia sociale. E quindi forse andrei in crisi.
Io la vedo così. Se le persone di sinistra sono come me, non avranno mai alcun interesse a votare un candidato come Rutelli che di sinistra ha solo il nome ma non le idee. Ricordiamocelo. Rutelli è quello che ha portato la Binetti in Parlamento, che parlava con Ruini per bloccare i pacs, poi i dico, e che ha appoggiato la vergognosa legge sulla fecondazione assistita, che ha fermato i progetti di legge sulla lotta all'omofobia e su ogni tema riguardante la laicità dello Stato.
E che cazzo! Tanto vale lasciare andare al potere un vero fascista (prego notare le foto dei tassisti romani che fanno il saluto al duce) e contestarlo duramente piuttosto che dover masticare amaro per uno dei nostri che non fa nulla per noi.
Un'ultima annotazione. Spero salteranno molte teste nella sinistra, ma soprattutto nel movimento gay. A partire da quella graziosa della Imma Battaglia che ha vergognosamente rotto l'unità del movimento in troppe occasioni ribadendo il proprio individualismo. Ha puntato sul cavallo sbagliato (tutti sapevamo che la candidatura Grillini serviva a compattare il popolo glbt per farlo contare di più al momento del ballottaggio) e ha perso. Ma non solo, anche quella di un individualista come il presidente dell'arcigay di Roma, Fabrizio Marrazzo, più preoccupato di apparire sui giornali che non di lavorare per il movimento.
Si farà finalmente ora la consulta federata delle associazioni glbt per decidere azioni di lobby condivise e progetti di rivendicazione in piena autonomia e unità?
giorgio

postato da le_fate | 15:33 | commenti (5)
categorie: politica, diritti glbt



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